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May 18th, 2026

Monitoraggio dei ponti esistenti in Italia: obblighi, scadenze e cosa fare entro dicembre 2026

Il 9 dicembre 2024 un Decreto MIT ha esteso il periodo sperimentale delle Linee guida per la classificazione e la gestione del rischio dei ponti esistenti fino al 29 dicembre 2026. In pratica è la seconda proroga del provvedimento entrato in vigore con il Decreto MIT n.578 del 17 dicembre 2020, che a sua volta aveva reso obbligatorie le Linee guida emanate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nell'aprile dello stesso anno. La prima proroga era stata disposta dal Decreto MIT n.204 del 1° luglio 2022, che aveva portato il periodo sperimentale da ventiquattro a quarantotto mesi.Per i Comuni la cascata si chiude tra giugno e dicembre 2026. Dal 30 dicembre 2026 le Linee guida diventano regime ordinario e tutti gli enti gestori, ANAS e concessionari autostradali compresi, si trovano a lavorare sotto lo stesso quadro tecnico.

L'origine: il vuoto reso visibile dal Morandi

Il crollo del viadotto Polcevera a Genova, il 14 agosto 2018, ha causato 43 vittime ed esposto un dato di sistema che era rimasto nascosto per decenni: l'Italia non disponeva di un protocollo nazionale uniforme per valutare i ponti esistenti. Ogni gestore operava con criteri propri, frequenze ispettive proprie, soglie di intervento proprie. In sostanza, non esisteva un linguaggio condiviso per descrivere il rischio.Le Linee guida del CSLP, pubblicate il 17 aprile 2020 e rese obbligatorie dal Decreto MIT n.578 del dicembre dello stesso anno, costruiscono proprio questo linguaggio. Quello che definiscono sono sei livelli di analisi progressiva, quattro categorie di rischio e cinque Classi di Attenzione. Il sistema è pensato per scalare dai grandi viadotti autostradali ai ponti comunali su strade provinciali, applicando la stessa logica con livelli di approfondimento diversi.

Le scadenze del 2026

Il decreto ha fissato termini a cascata in funzione delle risorse tecniche dei gestori. ANAS e concessionari autostradali hanno avuto i primi termini, già scaduti. Province e Città metropolitane sono in fase avanzata. I Comuni chiudono il calendario.Per gli enti locali restano due date:

  • Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti: completamento del percorso di classificazione entro il 30 giugno 2026
  • Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti: completamento entro il 31 dicembre 2026

Il 29 dicembre 2026 chiude il periodo sperimentale complessivo. Da quella data le Linee guida operano in regime ordinario, senza ulteriori adattamenti transitori. Ed è un punto non ovvio: il Decreto del dicembre 2024 ha già concesso una proroga, ma nel testo non figurano clausole di rinnovo automatico né indicazioni di un terzo prolungamento.Per un Comune che oggi non ha completato il Livello 0 (il censimento) il calendario operativo è stretto. Tra affidamento dell'incarico, sopralluoghi, classificazione del rischio ed eventuale installazione di sensori sui ponti che superano la soglia critica, possono passare diversi mesi. Il rovescio della medaglia è che il mercato dei tecnici qualificati per ispezioni strutturali è concentrato sulla stessa finestra temporale.

I sei livelli, in ordine di approfondimento

Le Linee guida non chiedono di strumentare tutti i ponti. Quello che definiscono è un percorso decisionale dove ogni livello stabilisce se e come passare al successivo.Livello 0, censimento. In pratica è la raccolta dei dati anagrafici di base: posizione, tipologia costruttiva, anno di costruzione, materiali, gestore. Per molti Comuni si tratta del primo momento in cui il patrimonio pontistico viene catalogato in modo sistematico, integrando documentazione spesso dispersa tra uffici diversi.Livello 1, ispezione visiva. Qui un tecnico qualificato esamina la struttura e ne documenta lo stato di degrado con schede standardizzate. Si cercano crepe, corrosione delle armature, erosione delle pile, stato degli appoggi e dei giunti.Livello 2, classificazione del rischio. Il percorso si biforca qui. Il rischio viene valutato su quattro dimensioni indipendenti, strutturale-fondale, sismico, idraulico e da frana, ciascuna con un peso proprio nella determinazione della Classe di Attenzione finale, che si articola su cinque livelli da Bassa ad Alta.Ed è un punto che merita attenzione: due ponti visivamente simili possono ricevere Classi di Attenzione molto diverse. Un manufatto in apparenza integro, ma su un corso d'acqua a rischio piena e in zona sismica medio-alta, ha un profilo composito che l'ispezione visiva da sola non cattura.Livelli 3, 4, 5: verifiche approfondite e monitoraggio strumentale. Questi si attivano solo per i ponti classificati in Classe di Attenzione Media Alta o Alta: prove sui materiali, verifiche di sicurezza, e nei casi più severi monitoraggio strumentale continuo. Quello che interessa è che il monitoraggio strumentale non è universale ma mirato.

Sorveglianza e monitoraggio non sono sinonimi

Le Linee guida usano due termini che il dibattito di settore tende a confondere e che hanno significati operativi e implicazioni di costo molto distinte.Sorveglianza indica le ispezioni periodiche condotte da tecnici, con cadenza definita dalla Classe di Attenzione. In pratica sono osservazioni programmate, documentate in scheda. È richiesta per tutti i ponti, indipendentemente dal profilo di rischio. Il costo cresce con il numero di ponti e con la frequenza, ma non comporta installazione di hardware permanente.Monitoraggio strumentale indica sensori installati sulla struttura che misurano in continuo parametri fisici: spostamenti, vibrazioni, inclinazioni, apertura di lesioni, temperatura. Si applica ai ponti in Classe di Attenzione Alta e può essere raccomandato per quelli in Classe Media Alta. Comporta investimento in hardware, installazione, manutenzione e una piattaforma per la gestione dei dati nel tempo.La distinzione cambia il dimensionamento del budget. Su un parco di 20 ponti gestiti da un Comune, una classificazione che identifica 3 manufatti in Classe Media Alta produce un perimetro operativo molto specifico: sorveglianza periodica su tutti e 20, monitoraggio strumentale solo sui manufatti critici.

Il vincolo operativo dei piccoli enti

Sulla rete stradale statale si contano circa 27.400 tra ponti, viadotti e cavalcavia. I 7.896 Comuni italiani censiti dall'ISTAT al 1° gennaio 2024 ne gestiscono complessivamente molti di più, distribuiti su una rete viaria locale frammentata.La maggior parte dei Comuni sotto i 15.000 abitanti non dispone di un ufficio tecnico con competenze strutturali interne. L'ufficio lavori pubblici gestisce strade, edifici scolastici, impianti, cimiteri, spesso con organico ridotto. Non c'è storia pregressa di monitoraggio strumentale delle infrastrutture, né infrastruttura informatica dedicata.Attenzione però: questo non riflette un limite delle persone. Il responsabile tecnico di un Comune di 8.000 abitanti conosce il proprio territorio meglio di qualsiasi consulente esterno e in molti casi ha già segnalato situazioni di degrado. Quello che manca è il sistema formale che la norma ora richiede, e il quadro economico per attivarlo.C'è qui un tradeoff che la norma non risolve: l'obbligo non è accompagnato da un canale di finanziamento dedicato. Per molti enti la copertura passa da fondi PNRR, contributi regionali o trasferimenti specifici, con tempi e procedure che si sommano al calendario tecnico già stretto.

Dal censimento all'installazione

Per un Comune che parte ora il percorso operativo concreto si articola in cinque passaggi.Il primo è completare il censimento. In pratica significa identificare tutti i manufatti riconducibili alla definizione di ponte, cavalcavia o struttura assimilabile sulla rete comunale, recuperando documentazione storica spesso dispersa.Il secondo è affidare le ispezioni visive a tecnici qualificati. Il problema è che la domanda è concentrata su pochi mesi e i tempi di affidamento risentono della saturazione del mercato professionale.Il terzo è eseguire la classificazione del rischio. Quello che comporta concretamente è incrociare i dati delle ispezioni con la pericolosità sismica, idrogeologica e geomorfologica del territorio per arrivare alla Classe di Attenzione di ogni ponte.Il quarto passaggio riguarda i ponti in Classe Alta e quelli in Classe Media Alta per i quali il monitoraggio è raccomandato: progettare e installare il sistema di monitoraggio strumentale. Ed è qui che la scelta tecnologica pesa. Un sistema cablato tradizionale richiede settimane di cantiere, alimentazione elettrica dedicata, opere civili per il passaggio dei cavi. Su un ponte comunale di luce ridotta, l'installazione cablata è frequentemente sproporzionata rispetto alla struttura monitorata.I sensori wireless basati su LoRaWAN (un protocollo radio a bassa potenza pensato per dispositivi distribuiti su grandi aree) eliminano il vincolo dei cavi e dell'alimentazione esterna, e funzionano con batterie di durata pluriennale. Su questa tecnologia, una squadra di due tecnici Move Solutions installa un sistema completo per un ponte comunale tipico in una giornata lavorativa. La piattaforma MyMove aggrega i dati di tutti i ponti monitorati di un Comune in un unico cruscotto, con soglie di allerta configurabili in base alla Classe di Attenzione MIT assegnata a ciascun manufatto.Il quinto passaggio è attivare il flusso di reportistica. Le Linee guida richiedono documentazione tracciabile dei parametri misurati. La generazione automatica dei report dalla piattaforma di monitoraggio evita la rielaborazione manuale dei dati grezzi, che è il punto esatto in cui i piccoli uffici tecnici tendono a impiantarsi.Quando si imposta la catena di misura, conviene partire dal parametro che la Classe di Attenzione richiede di sorvegliare e risalire al sensore, non viceversa. Il principio è questo: la risoluzione di datasheet di un accelerometro o di un inclinometro conta meno della ripetibilità del segnale nelle condizioni operative reali del ponte, vale a dire vibrazioni veicolari, escursione termica giornaliera, vento.

Cosa cambia dal 30 dicembre 2026

Alla scadenza del periodo sperimentale le Linee guida operano in regime ordinario. Quello che cambia è che la classificazione diventa attività ricorrente e il monitoraggio dei ponti critici diventa una funzione permanente del Comune, non una scadenza una tantum.Per i Comuni che hanno completato il percorso, l'effetto è duplice. Sul piano della compliance, l'ente ottempera all'obbligo. Sul piano operativo, e questa è la parte più interessante, l'ente dispone per la prima volta di un quadro misurato e aggiornato dello stato dei propri ponti, sul quale costruire il piano triennale dei lavori pubblici e la programmazione delle manutenzioni.Per i Comuni che non hanno completato il percorso, la posizione si fa più esposta. La mancata ottemperanza a un obbligo di codice tecnico ricade sul gestore, e l'ente continua a gestire il proprio patrimonio pontistico senza dati strutturali su cui basare le decisioni di intervento.Il sistema disegnato dalle Linee guida è la prima infrastruttura informativa nazionale sui ponti italiani. La sua tenuta nei prossimi anni dipenderà da quanto i dati raccolti tra il 2025 e il 2026 verranno effettivamente utilizzati nei cicli di programmazione successivi, e da come gli enti locali integreranno il monitoraggio strumentale nei propri processi ordinari di gestione del patrimonio.