Normativa italiana del monitoraggio strutturale: NTC 2018, Linee Guida MIT 2020 e il piano di conformità
La normativa italiana sul monitoraggio strutturale dei ponti è composta da vari testi che insieme creano un quadro completo degli obblighi da considerare durante la progettazione di un piano di monitoraggio. Le leggi cruciali sono: i Capitoli 8 e 9 delle NTC 2018 (D.M. 17 gennaio 2018) per interventi su costruzioni esistenti e collaudo statico, le Linee Guida MIT approvate dall'Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con parere n. 88/2019 in data 17 aprile 2020 e rese obbligatorie dal Decreto MIT n.578 del 17 dicembre 2020 per i ponti esistenti e la Circolare NTC n.7 del 21 gennaio 2019 per l'interpretazione operativa.
Due livelli normativi
Le NTC 2018 sono il codice generale per tutte le strutture. Il Capitolo 9 stabilisce che, nell'ambito del collaudo statico, il collaudatore può richiedere un monitoraggio programmato di grandezze significative del comportamento dell'opera, da proseguire eventualmente anche dopo il collaudo.
Il Capitolo 8 disciplina gli interventi sulle costruzioni esistenti, compresi consolidamento e miglioramento, e prevede indagini e controlli finalizzati alla caratterizzazione dello stato dell'opera.
La Circolare 2019 chiarisce che si tratta di rilievi finalizzati a verificare il comportamento dell'opera in fasi specifiche invece di un obbligo continuativo sulle strutture in esercizio.
Le NTC 2018 coprono il collaudo (un evento puntuale) e gli interventi (eventi straordinari), ma non parlano della "vita ordinaria" della struttura, quindi non impongono il monitoraggio strutturale continuo. Questo vuoto è stato colmato dalle Linee Guida MIT 2020, che intervengono per specificare i bisogni in questo ambito.
Il monitoraggio strutturale è richiesto per le strutture che superano una soglia di rischio definita. Tuttavia, è importante precisare l'ambito temporale: il Decreto 578/2020 si applicava inizialmente solo alle strade gestite da ANAS S.p.A. e dai concessionari autostradali. L'estensione agli enti territoriali (comuni, province, regioni) è avvenuta con il Decreto n.204 del 1 luglio 2022, che ha coinvolto questi soggetti nella sperimentazione delle Linee Guida sulla propria rete stradale.
Va precisato che il Decreto 204 non ha imposto un obbligo identico a quello di ANAS e concessionari, ma ha istituito un regime sperimentale in cui gli enti interessati dovevano proporre, entro il 22 dicembre 2022, le tratte contenenti ponti e viadotti da sottoporre alla sperimentazione.
Perché queste linee guida esistono
Il 14 agosto 2018 il viadotto Polcevera a Genova, anche chiamato Ponte Morandi, è crollato uccidendo 43 vittime. Le indagini hanno reso evidente che l'Italia non aveva un metodo uniforme per valutare i ponti esistenti. Ogni gestore operava con criteri propri, frequenze ispettive proprie e soglie di intervento proprie, quindi mancava uno standard di riferimento solido e testato. Le NTC, il cui decreto ministeriale era stato firmato circa sette mesi prima, non coprivano l'esercizio ordinario delle strutture esistenti.
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le Linee Guida con parere n. 88/2019 dell'Assemblea Generale, in data 17 aprile 2020. Il Decreto MIT n.578 del 17 dicembre 2020 le ha rese obbligatorie per le infrastrutture gestite da ANAS e concessionari autostradali. Il Decreto n.204 del 1 luglio 2022 ha esteso la sperimentazione agli enti territoriali, coinvolgendo per la prima volta comuni, province e regioni. Un successivo decreto MIT del 9 dicembre 2024 ha portato il termine del periodo sperimentale al 29 dicembre 2026.
Un meccanismo di sei livelli
I sei livelli previsti dalle Linee Guida in pratica funzionano come un triage: tutti vengono esaminati, ma le risorse di analisi profonda si concentrano dove il rischio le giustifica.
Il Livello 0 è il censimento anagrafico: posizione, tipologia, materiali, anno di costruzione, gestore e traffico medio. Per molti comuni è il primo momento in cui il patrimonio pontistico viene catalogato in modo sistematico, integrando documentazione spesso dispersa tra uffici diversi.
Il Livello 1 è l'ispezione visiva sul campo, condotta da tecnico qualificato con scheda standardizzata che contiene informazioni sullo stato del calcestruzzo, sulla corrosione delle armature, sulle condizioni di appoggi e giunti e sull'erosione delle pile. La documentazione fotografica è obbligatoria.
Il Livello 2 è quello che assegna la Classe di Attenzione, combinando quattro dimensioni indipendenti di rischio (strutturale-fondazionale, sismica, da frana e idraulica), ciascuna calcolata come pericolosità per vulnerabilità per esposizione. Ogni dimensione produce una classe di attenzione parziale; la classe complessiva viene determinata combinando le parziali secondo regole specifiche definite dalle Linee Guida. Le classi sono cinque: Bassa, Media Bassa, Media, Media Alta, Alta. Le strutture in classe Bassa e Media Bassa restano sotto sorveglianza visiva periodica e non richiedono ulteriori livelli, pur mantenendo obblighi di ispezione e manutenzione programmata. Le classi Media, Media Alta e Alta proseguono al Livello 3.
Il Livello 3 è una valutazione preliminare obbligatoria per le classi Media e Media Alta, finalizzata a comprendere se siano necessari approfondimenti di Livello 4. Per la classe Media, il Livello 3 può concludersi senza ulteriori passaggi se la valutazione preliminare non evidenzia criticità. Per la classe Alta, il percorso prevede tipicamente il passaggio diretto alle verifiche approfondite di Livello 4, dove il Livello 3 tende a integrarsi con il livello successivo anziché costituire un passaggio autonomo.
Il Livello 4 prevede verifiche accurate di sicurezza e prove sui materiali. È obbligatorio per la classe Alta e può essere richiesto anche per le altre classi a valle del Livello 3.
Il Livello 5 ha una natura diversa dai precedenti, perché non riguarda il singolo manufatto, ma l'interazione tra il ponte e la rete stradale di cui fa parte. Si applica a ponti di rilevanza significativa per la rete di trasporto e prevede analisi di resilienza del sistema di trasporto, valutando le conseguenze socio-economiche di un'eventuale interruzione dell'esercizio. Le Linee Guida non dettagliano le modalità operative del Livello 5, rimandando a documenti di comprovata autorevolezza a carattere internazionale. Questo rimando generico in realtà lascia un vuoto operativo significativo, dato che non vengono citati documenti specifici.
Bisogna sottolineare che la Classe di Attenzione è un concetto composito e non si limita solamente allo stato della struttura. Per esempio un ponte strutturalmente in buone condizioni, ma su un corso d'acqua a elevata pericolosità idraulica e attraversato da traffico pesante, può raggiungere Media Alta su esposizione e pericolosità solo per questi fatti, non sono richiesti difetti nel calcestruzzo del ponte per essere classificato in una classe più alta.
Sorveglianza e monitoraggio
Le Linee Guida usano due termini con significati operativi netti, ovvero il monitoraggio strutturale e la sorveglianza.
La sorveglianza è ispezione visiva periodica condotta da personale qualificato, con cadenze definite dal piano di sorveglianza in funzione della Classe di Attenzione. Si applica a tutti i ponti, indipendentemente dal rischio, e non comporta installazione di hardware permanente.
Il monitoraggio strumentale invece è l'acquisizione di dati attraverso sensori installati sulla struttura. Le Linee Guida distinguono due modalità: il monitoraggio periodico, basato su campagne di misura a intervalli definiti, e il monitoraggio continuo, con acquisizione ininterrotta e soglie di allarme predefinite. Sono la Classe di Attenzione e le caratteristiche specifiche della struttura a definire quale delle due opzioni scegliere. Per esempio, il monitoraggio strumentale riguarda in particolare le strutture in classe Media Alta e Alta.
Il monitoraggio strumentale è disciplinato nella Parte 3 delle Linee Guida, che è una sezione strutturalmente separata rispetto ai sei livelli di classificazione e valutazione, pur essendo funzionalmente connessa ad essi. La classificazione del Livello 2, in particolare la Classe di Attenzione, determina se il monitoraggio strumentale è necessario.
Per mettere le cose in prospettiva: su un parco di 20 ponti gestiti da un comune, una classificazione che identifica 3 manufatti in Media Alta produce un perimetro operativo specifico. Sorveglianza periodica su tutti e 20, monitoraggio strumentale sui 3 critici. Un programma di sopralluoghi, per quanto rigoroso, non sostituisce un sistema di sensori quando la norma lo richiede.
Il calcestruzzo precompresso: indagini speciali
Una quota rilevante dei ponti italiani costruiti negli anni '60 e '70 utilizza calcestruzzo precompresso, una tecnica che racchiude i cavi di precompressione all'interno della sezione. Le Linee Guida richiedono per queste strutture indagini che vanno ben oltre l'ispezione visiva: indagini georadar (GPR) per individuare la disposizione dei cavi di precompressione, prove ultrasoniche per rilevare discontinuità, ispezioni endoscopiche per verificare lo stato delle iniezioni, indagini tomografiche per ricostruire la sezione interna. Per i comuni con ponti di quell'epoca, queste indagini speciali rientrano nei Livelli 3 e 4, ovvero nelle fasi di valutazione e verifica che seguono la classificazione del rischio.
Il dato ambientale diventa un requisito
Sia le NTC 2018 che le Linee Guida MIT 2020 richiedono che le misurazioni strutturali siano interpretate isolando il segnale dagli effetti ambientali. Le Linee Guida specificano che frequenze modali e deriva lenta vanno riportate con metodologia che isoli il segnale strutturale dagli effetti ambientali.
Su un ponte tipico in calcestruzzo, la letteratura tecnica internazionale documenta che le escursioni termiche stagionali producono variazioni delle frequenze modali nell'ordine del 2-10%. In pratica sono quasi sempre più ampie della firma di un danno reale. Perciò la temperatura e l'umidità devono essere registrate in parallelo, così che il sistema possa distinguere una giornata calda da un'incipiente perdita di rigidezza.
Come risultato, un piano di monitoraggio deve includere la sensoristica ambientale.
Quanto dura il processo
Il percorso da Livello 0 a un sistema attivo dura più di qualche settimana, perché ogni passo verso la sistemazione richiede il coinvolgimento di vari professionisti:
- Il censimento richiede recupero documentale e sopralluoghi preliminari.
- Le ispezioni visive dipendono dalla disponibilità di tecnici qualificati, un mercato concentrato sulla stessa finestra di scadenza.
- La classificazione di rischio richiede l'incrocio dei dati di ispezione con gli strati di pericolosità sismica, idrogeologica e idraulica del territorio (dati ISPRA, autorità di bacino, mappe sismiche).
- Per le strutture in Media Alta o Alta, segue la progettazione della catena di misura, l'affidamento dell'installazione e la messa in servizio del sistema. In parallelo va attivato il flusso di reportistica verso ANSFISA.
Ogni passaggio coinvolge soggetti diversi: ufficio tecnico comunale, professionisti esterni iscritti all'albo, fornitore di sensoristica ed eventuale società di monitoraggio. La documentazione che creata con il coinvolgimento di tutte queste persone, alla fine, è ciò che costituisce la conformità. I documenti includono schede di censimento, rapporti di ispezione visiva, relazione di classificazione del rischio, piano di monitoraggio strumentale e report periodici dei dati misurati.
L'obbligo di reportistica verso ANSFISA
I dati di monitoraggio devono essere archiviati, accessibili e trasmissibili ad ANSFISA (Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali). Per l'applicazione pratica delle Linee Guida, ANSFISA ha pubblicato proprie Istruzioni Operative che costituiscono un riferimento essenziale per i gestori. Queste istruzioni definiscono le modalità di trasmissione dei dati, i formati richiesti e le tempistiche di aggiornamento.
Il sistema deve produrre report strutturati con dati elaborati e leggibili. Questa elaborazione dei dati diventa impossibile per un comune che gestisce 10 o 20 ponti. Per questo esistono piattaforme SHM (Structural Health Monitoring) che aggregano i dati di più strutture in un unico cruscotto, con generazione automatica dei report e soglie di allerta configurate per Classe di Attenzione di ciascun manufatto.
Cosa cambia oltre la scadenza sperimentale
Alla chiusura del periodo sperimentale le Linee Guida operano in regime ordinario. La classificazione del rischio diventa attività ricorrente, perché lo stato delle strutture evolve e il quadro di pericolosità ambientale viene aggiornato. Il monitoraggio dei ponti critici diventa una funzione permanente dell'ente gestore, con la prospettiva di essere integrato nella programmazione ordinaria delle opere pubbliche. Questo è un collegamento auspicabile, anche se le Linee Guida non stabiliscono un nesso diretto con la programmazione triennale dei lavori pubblici ai sensi del Codice dei contratti.
Le serie temporali raccolte tra il 2025 e il 2026 sono la prima base dati nazionale uniforme sui ponti italiani. Il loro valore dipenderà da come gli enti gestori useranno questi dati nei cicli di programmazione successivi: se entreranno nei piani triennali come parametro di priorità o se resteranno in archivio come documentazione di compliance.
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